Casa. Lunedì
- Non è un problema un topo in casa. Cioè, non lo è nella misura in cui…
- In cui cosa ? Un topo è un topo no?
- Si, certo, potrebbe sembrare che io…
- Non sembra niente cara, credimi, è solo un topo, un lurido topaccio grigio che..
- Non è esatto
- Come non è esatto, ma hai visto un topo si o no?
- Si, cioè, per essere un topo era un topo…ma
- Ma … ?
- …Ma, insomma, era un topino. Piccolo piccolo, saltellava più che correre. Sai, uno di quelli di campagna, solo un po’ più chiaro. Quasi si confondeva col muro giallo.
- Ma era sempre un topo no ?
- Certo, certo. Però era così minuscolo. E’ scappato rasente al battiscopa con una velocità pazzesca, e prima ancora che io potessi in qualche modo reagire era scomparso.
- E dove diavolo è finito ?
- Ah, questo non lo so. Come ti dicevo l’ho visto dileguarsi accanto al muro appena prima del frigorifero. Immediatamente l’ho spostato, il frigo intendo, ma del topo nessuna traccia. O gli si è nascosto dentro, ed è meglio non pensarci, o…
- …o…?
- O non lo so ! Nel tempo che è passato tra il momento in cui mi ha fatto sobbalzare dal divano a quando sono tornata con la scopa in mano per spostare il frigo saranno trascorsii non più di trenta secondi. Ma lui lì dietro non c’era, no no.
- Occazzo e ora ?
- Eh, non lo so, tu che dici?
- Uff… devo andare, ne parliamo quando torno dopodomani, ok ?
- Vabè, però il topo…
- Ciao
Casa. Mercoledì.
- Stanca tesoro ?
- Eh già, un po’ stanca lo sono davvero..
- Hai avuto molto da fare vero?
- No, a dire il vero non più di tanto. Si, ho stirato le cose dei ragazzi e per loro ho anche cucinato un po’. Ma tutto come di routine. Solo mi sento a pezzi come avessi scalato l’Everest. E poi ho sempre in mente quel cavolo di topo…
- Ah, già, quasi mi ero dimenticato. Che fine ha fatto, l’hai poi trovato?
- Macchè, ha evitato tutte le trappole che ho seminato per la casa ed io da parte mia non l’ho più rivisto. Certi momenti ho come l’impressione di essermelo sognato.
- Ma che dici. Forse si sarà stufato e sarà tornato fuori passando da qualche buco. In fondo siamo in campagna ed il suo habitat mica è la tua cucina.
- Si, ma qui c’è caldo, c’è odore di cibo, perché mai avrebbe dovuto andarsene…
- Hmm… già, non hai tutti i torti. A proposito, che si mangia stasera?
- Io non ceno, ho un mal di testa che non ti dico. Per te ho preparato una bella insalata con feta, olive e crostini.
- Hm…. Vabè, ok.
- Scusami amore, ma sono proprio distrutta e non avevo voglia di mettermi a spadellare …
- Non c’è problema tesoro, vai a riposare.
Casa. Venerdì
- Quel cazzo di dottore non c’è mai quando ne hai bisogno.
- Caro, ho i brividi…
- Eh ci credo, hai più di quaranta di febbre
- …Brr…rr… mi b..b..battono i d..denti
- Si lo so, tesoro, sto cercando il medico…
-..e poi mi fa male dappertutto, le ossa, la pelle, ho persino la tosse. E la testa, Dio la testa che male.
- E’ sicuramente influenza tesoro, adesso anche senza dottore, ti prendi due belle aspirine
Casa. Oggi
…sì, insomma, cos’ha mia moglie ?
- Mah guardi, al momento è presto per dirlo. La signora non ha ancora ripreso conoscenza, ma in ospedale faranno gli esami del caso e poi le diranno …
- Ok, allora andiamo, ma facciamo presto vi prego. Io seguirò l’ambulanza con la macchina, Ok?
- Certo, ci apre lei il cancello? Ah, guardi che ha lasciato la tivvù accesa in casa…
- Non importa, la spengo al ritorno, adesso corriamo in ospedale per favore.
Ultime dal TG locale
Proseguono le ricerche nelle campagne a sud della citta per recuperare le cavie liberatesi nell’incidente in cui domenica scorsa un furgone del “C.S.M.C. – Centro Studi sulle Malattie Contagiose” è stato investito da un mini-van con otto persone a bordo. I tecnici del laboratorio hanno ribadito che nessuno degli animali è potenzialmente pericoloso, tuttavia raccomandano di chiamare urgentemente al numero in sovrimpressione nel caso…
Dopo pochi minuti, quando le prime ombre della sera iniziavano a cadere nella casa deserta, una minuscola figura furtiva si mosse zampettando tra i piedi delle seggiole.
che tragedia infame, ragazzi.
certo che la vita quando ci si mette è proprio bastarda e si accanisce: questi poveretti erano già affetti dalla sindrome della casa del mulino bianco. Sob.
Stranezze:
• Trovo strano che delle cavie potenzialmente contagiose vengano spostate da un laboratorio all’altro.
• Anche fosse, trovo strano che un eventuale trasferimento avvenga di domenica.
• Leggendo con attenzione si trova un accenno alla presenza di ragazzi/figli all’interno dello stesso modulo abitativo, ma il racconto li ignora completamente, anche quando l’umano di sesso femminile è accompagnato all’ospedale. Chi scrive ci fa intendere che la casa (di sabato) sia deserta.
• È logico che la tivvù accesa sia solo l’escamotage con il quale lo scrittore voglia rendere edotto il lettore delle ragioni del malessere dell’umano di sesso femminile, ma anche in questo caso risulta strano che, con complicazioni di salute così evidenti, questa venga accesa.
• Quanto sono rumorose le ombre della sera che cominciano a cadere?
Note
• Interessante e ben sviluppato il dialogo fra i due protagonisti.
Centrato ! Lo scopo che mi sono auto imposto in questo “esercizio” era quello di riuscire a scrivere un racconto senza usare altro che dialoghi, solo voce umana. Ci sono solo parzialmente riuscito perché alla fine sto cazzo di topo devo pur farlo uscire. O forse era meglio di no ? Magari lasciandolo nascosto, senza nemmeno nominarlo era chiaro ugualmente eh ?? hmhmhmh..
Osservazioni parzialmente condivisibili le tue Ocra, specialmente la prima direi. Per le altre non so; i “ragazzi” quando sono abbastanza grandi, e viene fatto loro pensare che la mamma sia colpita da forte influenza, generalmente continuano la loro vita.
mah…
l’idea del dialogo piace molto (ed in effetti e’ ben condotta) ma del racconto mi manca qualcosa… mmmhhh… una conclusione?
il tutto tira sul comico, pero’ il finale non incide…